Un’autore ed attore di teatro, Bruno Cappagli del “Testoni” di Bologna, in seguito ad una testimonianza offertagli da un’anziana partigiana di Villanova di Bagnacavallo (Ra), decide di cominciare a progettare una rappresentazione scenica sulla storia delle case del popolo. Ada Pasi,stimata militante antifascista,gli aveva confidato che al momento della propria morte avrebbe desiderato un funerale che partisse dalla casa del popolo, con le bandiere rosse ed al suono dell’internazionale eseguito dalla banda del paese. Così avverrà a distanza di pochi mesi. Da Villanova di Bagnacavallo inizia quindi il viaggio di un uomo di teatro alla ricerca delle storie e delle motivazioni che tengono unite tante persone attorno alle case del popolo. È soprattutto nel territorio emiliano romagnolo che ritrova le esperienze più significative: a Bologna entra alla “Corazza” storica sede di attività politica e culturale nel quartiere San Donato; intervista Luca Alessandrini direttore dell’Istituto Parri che lo infoma dei primi tentativi di aggregazione politica risalenti alla fine dell’ottocento, dello sviluppo successivo nei quartieri della città e nell’intera provincia sino all’interruzione tragica imposta dal fascismo e il risorgere impetuoso del movimento dopo la liberazione. Renato Zangheri,ex sindaco di Bologna e storico, conferma le aspirazioni e le passioni che stanno alla base di un’esemplare aggregazione sociale ed accenna ai primi tentativi di organizzazione nelle “camerazze “ della Romagna. Lì Bruno Cappagli si sposta e,continuando ad incontrare ed intervistare i protagonisti, conosce le realtà delle case del popolo di origine repubblicana nel ravennate e quella cattolica di Faenza. È naturale che in seguito approdi nel paese simbolo delle contraddizioni e dei conflitti ma anche della convivenza possibile nell’ambito di una comunità: Brescello (Re) reso celebre dalla saga di Peppone e Don Camillo. Alfredo Reichlin,storico dirigente della sinistra, con la sua testimonianza sulle lotte e sull’emancipazione del proletariato meridionale ci introduce a Venosa (Pz) con la casa del popolo realizzata grazie al contributo di emigrati sparsi in tutta Europa e intitolata a un bracciante ucciso dalla polizia di Scelba negli anni cinquanta. Il percorso storico continua a ritroso entrando nella prima struttura edificata in Italia a Massenzatico (Re) nel 1893, dove si racconta che le prime esperienze di questo tipo erano già maturate in varie città del Belgio alcuni anni prima. Lo spirito e le aspirazioni che mossero questi pionieri cominciano ad essere interpretate e rappresentate su un palcoscenico da Bruno ed altri attori. Ma il richiamo è forte,sarà necessario recarsi direttamente in Belgio per concludere il viaggio alle ricerca del luogo da dove tutto ebbe inizio: l’osteria del piccolo cane nero.